Monografia

Scopri la monografia illustrata del Museo delle Cianfrusaglie

Scopri e richiedi la monografia illustrata “Cianfrusaglie. L’Asilo San Martino di Trento e il metodo delle sorelle Agazzi” dedicata al Museo delle Cianfrusaglie conservato da Ente San Martino di Trento, un approfondimento unico sul Metodo Agazziano. Questa pubblicazione del 2020, con 270 pagine ricche di illustrazioni curata da Francesca Cristellotti, Stefano Giovanazzi e Morena Quardi, offre un valore storico e artistico imprescindibile per appassionati di cultura e pedagogia.

Il Museo delle Cianfrusaglie

Per chi non avesse frequentato la scuola materna negli anni in cui il metodo agazziano era posto a fondamento dell’attività educativa, sarebbe difficile capire il significato del Museo delle Cianfrusaglie e tanto più immaginarne l’uso. Dunque, di cosa si compone e qual era la sua finalità?
Fra le azioni compiute quotidianamente dalle maestre vi era quella di invitare i bambini a portare alla scuola materna piccoli oggetti d’affezione o di uso comune – giocattoli, ritagli di riviste illustrate, piccoli contenitori – o semplici frammenti di materiali di vario tipo – vetro, legno, ferro, ceramica, plastica – con lo scopo di utilizzarli per fare delle lezioncine riguardanti le loro caratteristiche fisiche – colore, forma, consistenza, peso – e le loro funzioni. L’insieme di tutti questi oggetti, riordinati e custoditi in scatole confezionate con etichette che ne indicano la funzione didattica, costituisce il Museo delle Cianfrusaglie.
L’attenzione dei bambini, che spontaneamente si soffermava su queste minuzie, inezie, cianfrusaglie appunto, grazie alla mediazione della maestra veniva guidata a un corretto e sempre più evoluto uso del linguaggio.
La scuola materna è infatti per i bambini l’occasione per aprirsi a un mondo a loro in gran parte sconosciuto, fatto di persone, oggetti, azioni, ma anche di parole con le quali nominare la realtà. L’esercizio quotidiano di ascoltare, ricordare, pensare e parlare, è peculiarità del metodo agazziano.

La natura insegna

La complessità stimola il nostro desiderio di conoscere. Sin dalla più tenera età l’osservazione di variazioni nelle espressioni umane, in quelle animali e vegetali, provoca in noi il gusto innato all’interpretazione, e la consapevolezza di quanto possa essere creativa la natura stimola a sentirsi in empatia con essa.
Alla luce di questo, la pratica del giardinaggio, uno dei cardini dell’esperienza educativa proposta dalle sorelle Rosa e Carolina Agazzi, assume un significato speciale, simbolico: avere cura della piantina, che i bambini imparano a coltivare durante le lezioncine, diviene anelito alla conoscenza.
Possiamo riconoscere una piantina dalla sua forma, dal fusto, dalle foglie, dai fiori, dai frutti, dalle radici, e facendo un passo avanti potremo distinguere radici che affondano nel terreno da radici aeree, il fusto dal tronco, e distinguere i fenomeni complessi che la condizionano: l’azione della gravità e degli eventi climatici come il vento, la pioggia, il calore del sole, la neve, il ghiaccio; potremo inoltre osservare piante e animali che vivono su di essa e che di essa si nutrono. Potremo anche soffermarci sul cadere delle foglie, e sul terreno che grazie a loro si rigenera, e osservare la durata di questi processi, il lungo tempo dell’attesa, quando tutto sembra immobile, mentre impercettibilmente cambia al lento alternarsi delle stagioni. Il giardinaggio ci aiuta a conoscere la natura, così ricca e variegata, in costante evoluzione, capace di esprimere potenzialità inedite che conducono a inattese meraviglie, e a comprendere la vita, complesso equilibrio fra necessità presenti e future: una pianta può perdere le foglie in autunno per mantenere il vigore necessario per rifiorire in primavera; può distinguersi dalle altre per forma e colore ed avere in tal modo maggiori opportunità di adattamento, ma per rigenerarsi ha bisogno comunque di essere in simbiosi con gli altri organismi viventi. Anche gli esseri umani partecipano di un simile fervore: si spostano, migrano alla ricerca di nutrimento fisico e spirituale.

L’Asilo San Martino di Trento

L’Asilo San Martino nasce a Trento a fine secolo parallelamente all’esperienza educativa d’avanguardia che le sorelle Rosa e Carolina Agazzi stanno compiendo negli stessi anni a Mompiano, un quartiere periferico di Brescia che per molti aspetti ricorda quello di San Martino.
Venticinque anni dopo, saranno proprio loro a formare una generazione di maestre e dare vita al rinnovamento dei metodi educativi in Trentino: durante l’estate del 1923 le sorelle tengono a Trento corsi di perfezionamento per insegnanti di asilo infantile, nel 1927 e nel 1928 formano nuove insegnanti di scuola materna, ed ispirano corsi per i diversi livelli in cui è organizzata la scuola in regione.
L’educazione prescolare cambia forma grazie all’impegno costante da loro rivolto al miglioramento delle conoscenze delle educatrici e al rinnovamento degli ambiti in cui l’esperienza educativa si declina: dalla cura del personale insegnante ed ausiliario alle scelte riguardanti l’ubicazione dell’edificio, l’arredo per le stanze, il guardaroba dei bambini.
Nei primi anni ‘30 giunge il tempo per la Scuola Materna San Martino di accogliere il metodo agazziano e le suore di Maria Bambina, educatrici e custodi della scuola dal 1897, lo praticheranno nella sostanza fino al 1975, quando consegneranno l’asilo ad una nuova generazione di insegnanti: nell’arco di un secolo, maestre religiose e laiche si avvicenderanno con passione per arricchire quest’esperienza con nuovi orizzonti metodologici.
Molte persone a vario titolo hanno contribuito negli anni a dare un’anima all’Asilo San Martino: pensiamo a coloro che lo hanno costruito con amore, a quelli che lo hanno ricostruito nel secondo dopoguerra, a chi in quegli anni terribili ha accolto e sfamato bambini e adulti provati dalla sofferenza; a chi ha dato loro conforto, sino a quanti, lasciando in eredità i loro beni, hanno permesso a quest’opera di continuare a fiorire.
Lascito comunitario importante, opera fondamentale di ‘carità’, ‘missione’ ed ‘educazione’, l’esperienza educativa vissuta all’Asilo San Martino ha contribuito a formare donne e uomini liberi, e con essi un’umanità capace di affrontare la complessa realtà in cui viviamo.

Il campo educativo

A distanza di un secolo, siamo davvero lontani dai sentimenti che mossero Rosa e Carolina ad intraprendere una simile esperienza? Oppure possiamo condividere il loro sforzo etico di attenzione all’altro, in risposta ai bisogni primari, al desiderio di cultura, e alla domanda di senso che alberga da sempre in ognuno di noi?
Così scrive Luigi Giussani: “[…] ecco cosa è l’educazione. La parola “realtà” sta alla parola “educazione” come la meta sta ad un cammino. La meta è tutto il significato dell’andare umano: essa è non solo nel momento in cui l’impresa si compie e termina, ma in ogni passo della strada”.
Un’azione educativa è dunque incisiva se opera un confronto continuo e onesto tra adulti attivi e responsabili, insegnanti o genitori che siano, e bambini: è attraverso questo atto fondamentale che è possibile prendere consapevolezza di sé.
Qual è il compito della maestra in questa dinamica? Il bambino è un mondo di esperienze e sentimenti che si strutturano attraverso i sensi; l’educatrice lo aiuterà a potenziarli; con lui si affaccerà alla finestra della vita, dapprima sbirciando, poi aprendola pian piano sino a spalancarla del tutto per far entrare aria e profumo.
Gli starà accanto, abbracciandolo ed incitandolo a guardare con gli occhi e con il cuore, perché tutto in lui sia mosso da un anelito di bene; lo aiuterà a formulare domande e a cercare risposte, a dare un nome alle cose, a riconoscere la bellezza e la bontà, stimolando il suo desiderio di conoscenza.
Prendersi cura del bambino significa offrire continuo sostegno, accompagnarlo tenerlo per mano, agire in modo attento e consapevole, farsi carico delle sue fatiche e proteggerlo affinché il sacro che è in lui sia profondamente rispettato.
Grazie a questo incontro, il bambino potrà cominciare a dire: è bello, è brutto, sì, no, voglio, non voglio, so fare, non so fare; la maestra sarà sempre pronta a sostenere ogni suo passo, ogni sua scoperta, ogni suo tentativo. Tutto ciò renderà l’educazione miracolo e stupore.
Con tale consapevolezza, disponibile a rinnovare la dinamica dell’incontro, non chiusa in schemi prestabiliti, in piena consapevolezza che il bambino è un essere unico, incompiuto, naturalmente teso a realizzare tutti i fattori del sé, la maestra non abbasserà mai lo sguardo e lo osserverà, nel cammino che lo potrà rendere libero, creativo, curioso, intraprendente, autonomo, determinato, tenace, rispettoso, conscio del suo ‘essere – con gli altri’.
L’entusiasmo di un rapporto educativo così vissuto non esaurirà la sua forza: tutto potrà essere messo in discussione, potrà evolvere, darsi tempo, per poi ripartire.

Il lascito e il libro

Nel corso degli anni il Museo delle Cianfrusaglie è stato conservato, arricchito e riordinato con cura e passione, per mantenere intatta la complessità originaria e preservare il sentimento di chi l’aveva ideato. Prezioso strumento di formazione di molte generazioni di bambini, oggi possiamo apprezzarne la bellezza scoprendo il contenuto delle cinquantaquattro scatole originali giunte sino a noi, ricche di centinaia di oggetti e documenti che testimoniano più di un secolo di attività nelle aule dell’edificio storico di via Manzoni a Trento.
Questo tesoro a breve troverà una nuova collocazione. Ciò faciliterà la consultazione dei documenti, le attività di studio e ricerca e offrirà opportunità inesplorate per iniziative culturali ed esposizioni tematiche a coloro che si dedicano con passione all’opera formativa in età prescolare.
L’idea di realizzare il volume Cianfrusaglie nasce dal desiderio di riscoprire alcune delle esperienze fondamentali dell’infanzia che portiamo nel cuore. Suddiviso in aree tematiche, Cianfrusaglie ripercorre dapprima le tappe dello sviluppo del metodo delle formatrici Rosa e Carolina Agazzi a Mompiano, quartiere di Brescia. Prosegue con una selezione di documenti fotografici riguardanti l’attività didattica svolta a partire dagli anni ‘30 presso l’Asilo San Martino di Trento. La ricca parte centrale è dedicata al Museo delle Cianfrusaglie, mentre le testimonianze delle educatrici fanno da cornice alla complessa esperienza vissuta. Il volume si chiude con il catalogo dei materiali e dei documenti che costituiscono il patrimonio storico di questa importante istituzione educativa.

Esplora i tesori nascosti e l’arte del Metodo Agazziano

Questa monografia offre un’analisi approfondita della storia e del valore artistico del Museo delle Cianfrusaglie, presentando un patrimonio unico per studiosi e appassionati.

Un viaggio illustrato tra memoria e cultura

Scopri come questa opera dettagliata racconta il Metodo Agazziano attraverso immagini esclusive e testi curati, arricchendo la conoscenza pedagogica e storica.

Una pubblicazione curata da curatori esperti

Approfondimenti unici e illustrazioni di alta qualità rendono questo volume una risorsa indispensabile per comprendere l’importanza del Museo delle Cianfrusaglie

Ideale per appassionati di cultura e pedagogia

Una sintesi perfetta tra arte, creatività e ricerca educativa, uno strumento che valorizza la funzione storica del Museo delle Cianfrusaglie.

Esplora la monografia illustrata del Museo delle Cianfrusaglie.

Questa sezione descrive brevemente le caratteristiche principali.

Metodo Agazziano

Un viaggio approfondito nel valore storico e artistico del metodo.

Illustrazioni Esclusive

Splendide immagini che accompagnano ogni pagina del volume.

Pubblicazione 2020

Edizione curata da Ente San Martino di Trento.

Museo delle Cianfrusaglie

Monografia illustrata e approfondimenti

Un’opera che racconta con passione il valore storico e artistico del Metodo Agazziano.