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SUMMARY:Laboratori creativi e formativi
DESCRIPTION:Da martedì 4 novembre 2025 a sabato 29 novembre 2025\, durante l’orario d’ufficio\, è possibile richiedere informazioni sul Laboratorio Cianfrusaglie chiamando il numero 0464 439936 o inviando un messaggio all’indirizzo email info@museodellecianfrusaglie.it
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SUMMARY:Stefano Giovanazzi: La teoria dei giochi
DESCRIPTION:Immaginario\, simbolico e reale. Incontro con Stefano Giovanazzi\, curatore AAC Archivio Arte Contemporanea Rovereto\n\nSabato 25 ottobre 2025\, ore 17:00\, Sala conferenze\, Fondazione Caritro Trento\, via Garibaldi\n\nContenuti dell’incontro\nLa teoria dei giochi\, è un punto nevralgico nella descrizione delle dinamiche individuali e collettive; la lingua\, tanto cara a Rosa Agazzi\, e il suo uso segnano un punto di svolta nell’esperienza umana: la cura di sé e il mutuo aiuto trovano conforto nel pensiero\, nelle parole e nelle azioni. L’incontro affronta la questione della complessità della vita\, come tratto caratteristico della “formazione” di ogni persona. La lingua\, lo sappiamo\, è un organismo altrettanto complesso. Da dove nasce e come si declina\, rimane terreno di discussione. La incontriamo spesso nella forma di enunciati di vario tipo: dalle prescrizioni – ordini\, comandi\, istruzioni\, raccomandazioni\, domande\, preghiere\, suppliche\, ecc. – ma anche in quella d’interrogazioni\, promesse\, descrizioni letterarie e artistiche\, solo per ricordarne alcune. Come ci ricorda Jean-François Lyotard: «ogni enunciato deve essere considerato come una “mossa” fatta nell’ambito di un gioco».\n\n \n\nContinua a leggereStefano Giovanazzi\nStefano Giovanazzi (Rovereto TN\, 4 marzo 1961). Diplomato all’Istituto Magistrale Rovereto (TN) e di seguito all’Istituto Statale d’Arte\, Trento\, frequenta nei primi anni ‘80 l’Accademia di Belle Arti di Venezia\, dove si diploma in Pittura con l’artista Emilio Vedova. Fondatore e curatore di AAC Archivio Arte Contemporanea di Rovereto\, dal 1994 è presidente dell’associazione culturale Numero Civico. In più di trent’anni di attività ha curato eventi legati all’arte e al pensiero contemporaneo\, e vanno ricordate le collaborazioni con governi e istituzioni governative: Senato della Repubblica Italiana\, Ministero per i Beni e le Attività Culturali\, Canadian Embassy\, Gobierno Vasco-Governo Basco (Spagna)\, Instituto Cervantes di Cultura (Spagna)\, The British Council (Gran Bretagna)\, Ministero della Cultura Francese\, Institut Français (Francia)\, Goethe Institut (Germania).
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SUMMARY:Carlo La Manna e Giuseppe Calliari: La musica delle cose
DESCRIPTION:testimonianze video di sperimentazioni espressive con Carlo La Manna\, contrabbassista\, narratore e compositore\, e Giuseppe Calliari\, storico della musica\, curatore\, scrittore e poeta \nSabato 25 ottobre 2025 \nore 11:00\nSala conferenze\nFondazione Caritro Trento\nvia Garibaldi \n  \nBiografie\nCARLO LA MANNA\nContrabbassista\, narratore e compositore trentino\, intreccia jazz\, musica contemporanea e ricerca sonora. Collaborazioni con Arvo Pärt\, Philip Glass\, Antonella Ruggiero\, Giovanni Sollima\, Marco Ambrosini e Daniele Di Bonaventura. Oltre venti produzioni discografiche\, fino a Te Audire (2025)\, progetto che unisce musica\, visione e spiritualità. \nGIUSEPPE CALLIARI\nAutore di monografie – Ferruccio Busoni (2011)\, Laurence Feininger (2022) – e contributi su Mozart\, Zandonai\, Dionisi. Curatela degli Scritti sulla musica di Andrea Mascagni (1998) e di biografie critiche di musicisti trentini. Testi per compositori – liriche da camera\, pagine corali\, scene teatrali in musica – e progetti che incrociano musica e letteratura.
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SUMMARY:Mirko Porta e Daniele Marinelli: INTONARUMORI. Le cianfrusaglie del foley artist
DESCRIPTION:Come si creano i rumori d’ambiente\, ‘rumori sala’\, per le opere cinematografiche. In collaborazione con Massimiliano Prezioso\,Marco Ciorba e Associazione Creatori di Suoni\, Roma \n\n\n\n\n\n\n\nIl progettoIl laboratorio INTONARUMORI: LE CIANFRUSAGLIE DEL FOLEY ARTIST introduce a uno dei momenti fondamentali nella realizzazione di un’opera audiovisiva ossia quello della post-produzione audio legata agli effetti sonori. Non molti sanno che normalmente nel cinema gli eventi sonori registrati in presa diretta sono prettamente le voci degli attori in scena. Tutti gli altri suoni\, compresi gli effetti sonori e la colonna sonora di un film\, sono prodotti in un momento differente rispetto alle riprese. Gli effetti sonori sono composti dagli ambienti ‒ il traffico\, la pioggia\, il vento\, ecc. ‒che caratterizzano una scena dall’inizio alla fine; dagli speciali ‒ macchine\, aerei\, spari\, fuochi\, ecc. ‒ che sono sincronizzati su singoli eventi della scena; infine dai rumori di sala o Foley ‒ passi\, fruscii di stoffe\, movimenti di oggetti\, ecc. ‒ che riproducono i suoni e i rumori prodotti dagli attori in scena. In particolare i foley artists utilizzano oggetti di uso comune\, spesso delle semplici “cianfrusaglie” disposte su un piano di lavoro in uno studio di registrazione appositamente attrezzato. \n\n\n\nContinua a leggereCompito del foley artist: registrare i suoni e i rumori che danno ‘spazialità’ alla scena immaginata dal regista e dallo sceneggiatore\, per trasformare una ‘copia lavoro’\, con sequenze d’immagini prive di suono\, nel film che possiamo ammirare nelle sale cinematografiche. Gli effetti sonori rappresentano una componente fondamentale di un film: immaginati da persone particolarmente ‘creative’\, sono loro che fanno ‘respirare’ la nave nel film “La leggenda del pianista sull’oceano” di Tornatore\, o che ci fanno rivivere la tragedia del “Vajont”\, o che animano le vicende narrate in “C’era una volta in America”\, nel “Postino” o in “La vita è bella”. Associazione Creatori di Suoni rappresenta la quasi totalità dei creatori di effetti sonori italiani.ACS Associazione Creatori di SuoniAssociazione Creatori di Suoni nasce a Roma nel 1998 con la denominazione ARI Associazione Rumoristi Italiani. Oggi\, rappresenta la quasi totalità dei creatori di effetti sonori italiani. Non molti sanno che normalmente nel cinema gli eventi sonori registrati in presa diretta sono prettamente le voci degli attori in scena. Tutti gli altri suoni\, compresi gli effetti sonori e la colonna sonora di un film\, sono prodotti in un momento differente rispetto alle riprese. Gli effetti sonori sono composti dagli ‘ambienti’ ‒ il traffico\, la pioggia\, il vento\, ecc. ‒che caratterizzano una scena dall’inizio alla fine; dagli ‘speciali’ ‒ macchine\, aerei\, spari\, fuochi\, ecc. ‒ che sono sincronizzati su singoli eventi della scena; infine dai ‘rumori di sala’ o ‘Foley’ ‒ passi\, fruscii di stoffe\, movimenti di oggetti\, ecc. ‒ che riproducono i suoni e i rumori prodotti dagli attori in scena. In particolare i foley artists utilizzano oggetti di uso comune\, spesso delle semplici “cianfrusaglie” disposte su un piano di lavoro in uno studio di registrazione appositamente attrezzato. Compito del foley artist: registrare i suoni e i rumori che danno ‘spazialità’ alla scena immaginata dal regista e dallo sceneggiatore\, per trasformare una ‘copia lavoro’\, con sequenze d’immagini prive di suono\, nel film che possiamo ammirare nelle sale cinematografiche.: Laboratori creativi e formativi
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SUMMARY:Alessio Kogoj: INTERVALLO. Performance Lab per Cianfrusaglie
DESCRIPTION:Laboratorio di teatro – le azioni sono elemento di vita \nIl progettoAll’interno della mostra dedicata alle Cianfrusaglie ‒ materiali no copyright\, lascito dell’esperienza pedagogica di Rosa e Carolina Agazzi ‒ la performance dal titolo “Intervallo” di Alessio Kogoj apre uno spazio magico all’interno dell’esposizione\, uno spazio di scoperta e sorpresa. Il richiamo immediato è quello a gestualità e tecniche minori che si sovrappongono e interagiscono\, che necessitano e presuppongono l’uso di ‘cianfrusaglie’. \n\nCardine del metodo agazziano\, le cianfrusaglie sono oggetti e materiali di uso quotidiano e di poco valore\, che vengono presentati per ciò che sono\, concreti\, semplici\, evocativi: bottoni\, grucce\, tappi\, listelli\, bottiglie\, vasi. Sono tutti oggetti che usati dai bambini hanno la capacità di trasformare piccoli eventi in occasioni di apprendimento\, linguistico e percettivo. In un tempo sospeso\, momento performativo di visione e ascolto\, materiali inattesi emergono da una grande scatola\, rivelandosi uno dopo l’altro e provocando meraviglia e stupore. Ogni spettatore sedotto da suggestioni inattese\, si lascia attraversare dalle emozioni.
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DESCRIPTION:Laboratorio di teatro – le azioni sono elemento di vita \nIl progettoAll’interno della mostra dedicata alle Cianfrusaglie ‒ materiali no copyright\, lascito dell’esperienza pedagogica di Rosa e Carolina Agazzi ‒ la performance dal titolo “Intervallo” di Alessio Kogoj apre uno spazio magico all’interno dell’esposizione\, uno spazio di scoperta e sorpresa. Il richiamo immediato è quello a gestualità e tecniche minori che si sovrappongono e interagiscono\, che necessitano e presuppongono l’uso di ‘cianfrusaglie’. \n\nCardine del metodo agazziano\, le cianfrusaglie sono oggetti e materiali di uso quotidiano e di poco valore\, che vengono presentati per ciò che sono\, concreti\, semplici\, evocativi: bottoni\, grucce\, tappi\, listelli\, bottiglie\, vasi. Sono tutti oggetti che usati dai bambini hanno la capacità di trasformare piccoli eventi in occasioni di apprendimento\, linguistico e percettivo. In un tempo sospeso\, momento performativo di visione e ascolto\, materiali inattesi emergono da una grande scatola\, rivelandosi uno dopo l’altro e provocando meraviglia e stupore. Ogni spettatore sedotto da suggestioni inattese\, si lascia attraversare dalle emozioni \nAlessio Kogoj è autore\, regista e attore; ideatore di numerosi spettacoli di teatro contemporaneo\, teatro ragazzi e performance d’arte. Nel 1996 fonda ‘I Teatri Soffiati’ compagnia attiva sull’intero panorama nazionale e non solo. Da allora\, si occupa stabilmente di teatro nell’ambito dello spettacolo dal vivo. Realizza e produce opere di teatro contemporaneo e ricerca\, teatro per l’infanzia\, narrazione teatrale\, formazione al teatro\, ed organizzazione di eventi d’arte. Nel 1998 riceve il premio Artista Meritevole dalla Regione Trentino Alto Adige. Nel 2001 consegue la laurea in Sociologia con una tesi in Antropologia teatrale e del teatro. È stato direttore artistico del Centro Teatro del Comune di Trento – Politiche Giovanili dal 2010 al 2013. Segue una sua personale ricerca nel campo dell’antropologia teatrale e del teatro contemporaneo. \n 
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SUMMARY:Luca Salvagno
DESCRIPTION:ALEX E MAYA. L’ENIGMA SVELATO! Visual Storytelling\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\nVisual Storytelling. Inizio\, sviluppo e fine di una storia. Laboratorio di fumetto e storytelling – raccontare storie con i fumetti e le filmine\, con Luca Salvagno\, fumettista \nIl progettoAlex e Maya. L’Enigma svelato! è un laboratorio di Visual Storytelling per bambine/i di età prescolare guidato da Luca Salvagno. Il laboratorio inizia con una breve narrazione\, che introduce bambine/i in un mondo immaginario. Ecco il ‘lancio del racconto’: “In una metropoli futuristica\, un giovane detective di nome Alex scopre un misterioso simbolo apparso in vari angoli della città. I fumetti che legge da bambino\, pieni di eroi e avventure\, lo ispirano a indagare. La sua curiosità lo porta a incontrare un hacker di talento\, Maya\, che ha notato lo stesso simbolo nei codici informatici. Insieme\, decidono di unire le forze per svelare il mistero che si cela dietro a questo segno enigmatico”. \n\nContinua a leggere\nCome si articola. FASE IMMAGINATIVA: Tempesta d’idee. Raccolte tutte e trascritte. FASE PROGETTUALE 1: Suddivisione in piccoli gruppi (quattro o cinque membri). Elaborazioni di diverse linee narrative. FASE PROGETTUALE 2: Trasformazione degli appunti in sceneggiatura/storyboard. Suddivisione dei compiti (dialoghi e didascalie\, sfondi\, figure\, oggetti\, rumori). FASE ESECUTIVA: Realizzazione delle tavole. CONCLUSIONE: Esposizione delle tavole e relazioni dei gruppi.
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SUMMARY:Stefano Giovanazzi e Giuseppe Marcadent: LE MANI IN PASTA
DESCRIPTION:Creare con le cianfrusaglie\, con Stefano Giovanazzi e  Giuseppe Marcadent\, maestro artigiano\, ceramista \nLaboratorio di Scultura: la materialità delle cose \nIl progetto\nScoprire il piacere di come cambia e si modifica la materia. Il bambino ama lavorare con l’argilla: toccare\, manipolare\, giocare con la materia significa modellare la realtà esterna\, una sua azione lascia un’impronta e questa è un’importante espressione di sé. Quando il bambino traccia dei segni\, non mira ad alcun risultato di carattere grafico o plastico\, egli cerca più che altro di saggiare la resistenza del materiale che si trova di fronte scoprendo il piacere di come cambia e si modifica. Perché l’argilla? \n\n  \n\nContinua a leggere\n\nL’argilla è un materiale naturale\, di massima plasticità e malleabilità\, è piacevole al tatto; è un materiale con giuste sensazioni termiche\, può assume tantissime forme e pone il bambino in condizione di operare contemporaneamente più coordinazioni che investono la mano\, l’occhio\, l’olfatto\, l’udito. È un materiale che permette\, con una grande varietà di movimenti\, infiniti modi costruttivi. Contiene attributi quali il peso\, la resistenza\, il volume. Il gioco con l’argilla implica investimenti di ordine emozionale\, sensoriale\, ideativo e immaginativo. Offre straordinarie possibilità di verbalizzazione del gioco e di socializzazione.\nCome si articola. Nel primo incontro\, impastiamo l’argilla con le mani: manipoliamo\, proviamo e riproviamo\, creiamo e trasformiamo. Le impronte: conchiglie\, tappi\, rotelle\, formine grandi e piccole creano un mondo fantastico;. Un foglio d’argilla\, … quali sorprese! Stecchini\, bastoncini per incidere\, scavare\, disegnare in un modo diverso. Piccoli architetti: costruiamo sul piano di creta i fiori\, le case\, le città della nostra fantasia; • Il colore sui nostri tesori: giallo\, rosso\, blu\, verde e arancione per dare allegria alle nostre produzioni. \nStefano Giovanazzi\nStefano Giovanazzi (Rovereto TN\, 4 marzo 1961). Diplomato all’Istituto Magistrale Rovereto (TN) e di seguito all’Istituto Statale d’Arte\, Trento\, frequenta nei primi anni ‘80 l’Accademia di Belle Arti di Venezia\, dove si diploma in Pittura con l’artista Emilio Vedova. Fondatore e curatore di AAC Archivio Arte Contemporanea di Rovereto\, dal 1994 è presidente dell’associazione culturale Numero Civico. In più di trent’anni di attività ha curato eventi legati all’arte e al pensiero contemporaneo\, e vanno ricordate le collaborazioni con governi e istituzioni governative: Senato della Repubblica Italiana\, Ministero per i Beni e le Attività Culturali\, Canadian Embassy\, Gobierno Vasco-Governo Basco (Spagna)\, Instituto Cervantes di Cultura (Spagna)\, The British Council (Gran Bretagna)\, Ministero della Cultura Francese\, Institut Français (Francia)\, Goethe Institut (Germania). \n 
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DESCRIPTION:Creare con le cianfrusaglie\, con Stefano Giovanazzi e  Giuseppe Marcadent\, maestro artigiano\, ceramista \nLaboratorio di Scultura: la materialità delle cose \nIl progetto\nScoprire il piacere di come cambia e si modifica la materia. Il bambino ama lavorare con l’argilla: toccare\, manipolare\, giocare con la materia significa modellare la realtà esterna\, una sua azione lascia un’impronta e questa è un’importante espressione di sé. Quando il bambino traccia dei segni\, non mira ad alcun risultato di carattere grafico o plastico\, egli cerca più che altro di saggiare la resistenza del materiale che si trova di fronte scoprendo il piacere di come cambia e si modifica. Perché l’argilla? \n\n  \n\nContinua a leggere\n\nL’argilla è un materiale naturale\, di massima plasticità e malleabilità\, è piacevole al tatto; è un materiale con giuste sensazioni termiche\, può assume tantissime forme e pone il bambino in condizione di operare contemporaneamente più coordinazioni che investono la mano\, l’occhio\, l’olfatto\, l’udito. È un materiale che permette\, con una grande varietà di movimenti\, infiniti modi costruttivi. Contiene attributi quali il peso\, la resistenza\, il volume. Il gioco con l’argilla implica investimenti di ordine emozionale\, sensoriale\, ideativo e immaginativo. Offre straordinarie possibilità di verbalizzazione del gioco e di socializzazione.\nCome si articola. Nel primo incontro\, impastiamo l’argilla con le mani: manipoliamo\, proviamo e riproviamo\, creiamo e trasformiamo. Le impronte: conchiglie\, tappi\, rotelle\, formine grandi e piccole creano un mondo fantastico;. Un foglio d’argilla\, … quali sorprese! Stecchini\, bastoncini per incidere\, scavare\, disegnare in un modo diverso. Piccoli architetti: costruiamo sul piano di creta i fiori\, le case\, le città della nostra fantasia; • Il colore sui nostri tesori: giallo\, rosso\, blu\, verde e arancione per dare allegria alle nostre produzioni. \nStefano Giovanazzi\nStefano Giovanazzi (Rovereto TN\, 4 marzo 1961). Diplomato all’Istituto Magistrale Rovereto (TN) e di seguito all’Istituto Statale d’Arte\, Trento\, frequenta nei primi anni ‘80 l’Accademia di Belle Arti di Venezia\, dove si diploma in Pittura con l’artista Emilio Vedova. Fondatore e curatore di AAC Archivio Arte Contemporanea di Rovereto\, dal 1994 è presidente dell’associazione culturale Numero Civico. In più di trent’anni di attività ha curato eventi legati all’arte e al pensiero contemporaneo\, e vanno ricordate le collaborazioni con governi e istituzioni governative: Senato della Repubblica Italiana\, Ministero per i Beni e le Attività Culturali\, Canadian Embassy\, Gobierno Vasco-Governo Basco (Spagna)\, Instituto Cervantes di Cultura (Spagna)\, The British Council (Gran Bretagna)\, Ministero della Cultura Francese\, Institut Français (Francia)\, Goethe Institut (Germania).
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SUMMARY:Isa Nebl: La Stanza delle meraviglie
DESCRIPTION: \n\n\n\nSei scatole per sei colori: piccole cose per ridisegnare il mondo e guardare lontano \nIl progettoUn laboratorio creativo sulle tracce del pensiero innovativo delle sorelle Agazzi\, che\, già a fine ‘800\, con l’ideazione delle “scatole delle cianfrusaglie” hanno saputo cogliere il valore educativo dell’esperienza diretta con materiali poveri e non sofisticati.Custodi discrete di oggetti d’affezione\, le stanze delle meraviglie presentate al laboratorio\, rigorosamente monocromatiche\, accolgono una molteplicità di materiali preziosi e di uso comune: piccoli oggetti recuperati dalla vita quotidiana\, scatoline\, pezzetti di legno\, immagini\, ritagli di stoffa\, pagine di vecchi libri\, curiosità e cianfrusaglie di ogni tipo\, che invitano a ripensare e a ridisegnare i nostri spazi di vita perché possano accogliere con più tenerezza e creatività il nostro mondo interiore. Immaginare e costruire insieme micro-mondi inaspettati nello spazio di una scatola a partire dall’esplorazione e dalla combinazione di un’infinità di materiali\, forme\, oggetti e parole. \n  \n\nContinua a leggere\nDa queste scatole delle meraviglie prenderanno vita – di volta in volta – paesaggi\, storie\, esplorazioni e viaggi in universi mai visti\, realizzati a più mani e in piccoli gruppi. Una proposta educativa aperta e flessibile per favorire la creatività\, l’esplorazione sensoriale e la manualità\, la capacità osservativa e di collaborazione\, per nutrire l’immaginazione\, lo sviluppo del linguaggio e del pensiero divergente dei bambini e delle bambine.Come si articola. Apriamo assieme le scatole\, raccogliamo alcuni oggetti e componiamo le figure del nostro immaginario. \nISA NEBL (Cles\, 1967) \nVive e lavora a Cles dove alterna l’attività di pittrice e illustratrice a quella di atelierista della cooperativa La Coccinella. Diplomata in arte applicata e specializzata alla Scuola Internazionale d’incisione e litografia “Il Bisonte” di Firenze\, ama inventare personaggi onirici ed enigmatici che realizza attraverso la stampa serigrafica e una tecnica mista di pittura acrilica e collage.
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LOCATION:Scuola d’Infanzia Canossiane\, via dei Paradisi\, 4\, Trento\, Italia\, 38122
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SUMMARY:Francesca Verga: Marc Camille Chaimowicz. Here nd There…
DESCRIPTION:Dialogo tra Francesca Verga\, curatrice Ar/Ge Kunst\, Bolzano\, Stefano Giovanazzi curatore\, Stefano Riba\, curatore\, docente. \nMartedì 7 ottobre 2025 \nore 18:00\nAula Colonna\nFondazione Caritro Trento\nvia Garibaldi \nContenuti dell’incontro\nL’intervento si basa sulla pratica artistica di Marc Camille Chaimowicz (1947-2024)\, artista polacco e francese. Ispirato anche dalla professione di sua madre\, Marie Tailhardat\, sarta\, amava lavorare fondendo diversi materiali nella sua pratica artistica. Il suo obiettivo era la creazione di uno spazio scenico\, con una sensibilità intimistica\, domestica\, in cui potessero convivere elementi artistici con oggetti della quotidianità: mobili\, soprammobili\, cianfrusaglie\, materiali disegnati e altri prodotti trovati. Amava fare “shopping”\, diceva\, tra questi due mondi: la vita e l’arte\, l’arte e la vita. \n\n  \n\nContinua a leggere\n  \n: incontriFrancesca Verga\, Biografia\nFrancesca Verga è co-direttrice artistica di Ar/Ge Kunst\, Kunstverein a Bolzano\, e si occupa di curatela\, scrittura\, gestione e ricerca nelle arti contemporanee. È stata assistente curatrice del Padiglione Italia alla 60. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (2024). Ha un dottorato presso il dipartimento di Arte e Cultura dell’Università di Amsterdam (2022). È stata coordinatrice curatoriale della biennale Manifesta 13 (Marsiglia\, 2020) e coordinatrice generale di Manifesta 12 (Palermo\, 2018). \nAR/GE KUNST\nAr/Ge Kunst\, Kunstverein di Bolzano\, è stata fondata nel 1985 negli spazi di Via Museo 29. Il nome Ar/Ge Kunst deriva dall’abbreviazione di Arbeitsgemeinschaft (comunità di lavoro) a indicare l’obiettivo di promuovere un’idea di lavoro collettivo e riferito anche a qualcosa di scomodo e inatteso (dalla parola tedesca arge). L’obiettivo è considerare il kunstverein come un presidio di ricerca e produzione per le arti contemporanee\, nel quale ogni nuova produzione si plasma all’interno di un gruppo di lavoro proveniente da diversi settori\, per riflettere su questioni sociali\, legali e artistiche.
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SUMMARY:Chiara Bettazzi. Wonder Objects
DESCRIPTION:in dialogo con Stefano Riba\, docente di Storia dell’arte contemporanea e curatore a Foto Forum Bolzano\, e Stefano Giovanazzi curatore di aac archivio arte contemporanea\n\nMartedì 7 ottobre 2025\nore 17:00\nAula Colonna\nFondazione Caritro Trento\nvia Garibaldi \nContenuti dell’incontro\nIl confronto con l’artista Chiara Bettazzi e Stefano Riba\, curatore presso Foto Forum\, sarà l’occasione per verificare come alcune istituzioni\, ma anche associazioni e artisti\, sul territorio della Regione Trentino-Alto Adige stanno attualizzando quel tipo di sensibilità e di attenzione al mondo tipico del pensiero agazziano. Come spiega Stefano Riba: “Partendo dall’interesse di Bettazzi per gli oggetti d’uso quotidiano abbiamo invitato l’artista a lavorare sulla collezione di Hartmut Prünster\, co-fondatore di Foto Forum\, e appassionato accumulatore di “cianfrusaglie”. Bettazzi “pescherà” nell’archivio di Prünster – conservato in uno spazio attiguo alla galleria usata per le esposizioni dell’associazione – e\, come da sua pratica\, creerà assemblaggi di oggetti producendo inediti percorsi di significazione\, creando nuove connessioni logiche e semantiche. La pratica dell’artista ha notevoli affinità con il metodo pedagogico delle sorelle Agazzi: i contributi dell’artista e dei curatori della mostra che si terrà a Foto Forum nel mese di dicembre 2025 potranno essere particolarmente rilevanti per i temi proposti nel progetto “Cianfrusaglie. Il metodo educativo di Rosa e Carolina Agazzi”\, poiché riguardano la complessità delle esperienze conoscitive e formative che danno forma alla struttura sociale nella quale siamo immersi. \n\n\n  \n\nContinua a leggere\n\nChiara Bettazzi\, Biografia\nChiara Bettazzi\, vive e lavora a Prato. Artista e fondatrice dello spazio Ex industriale di via Genova; da anni indaga i linguaggi contemporanei all’interno del paesaggio industriale del territorio pratese. Da sempre interessata a innescare processi di sensibilizzazione e riappropriazione di spazi in abbandono\, si dedica costantemente alla sua ricerca artistica\, promuovendo l’arte contemporanea e creando numerosi legami con artisti\, musicisti e spazi indipendenti del territorio. Nel 2005 apre il suo studio SC17 (www.sc17.it) riattivando l’area dell’ex lanificio Bini. Tutto il suo lavoro costantemente a contatto con edifici di archeologia industriale è profondamente legato a una riflessione sull’oggetto d’uso quotidiano. Tutto il suo procedere si muove sulla sottile linea patologica tipica della società contemporanea\, da una parte orientata verso l’usa e getta e dall’altra votata all’accumulo compulsivo di oggetti di dubbia utilità. Si dedica da anni alla direzione artistica di vari progetti di cultura contemporanea trasformando SC17 in un progetto di ricerca sul territorio con cui crea collaborazioni con diverse figure professionali. Dal 2015 crea il progetto TAI – Tuscan art industry (www.tuscanartindustry.com)\, un laboratorio contemporaneo che rielabora un nuovo concetto di riconversione produttiva all’interno delle ex industrie toscane. Dal 2016 coordina il laboratorio costantemente attivo di Industrial Heritage map\, mappatura e archiviazione del patrimonio industriale della città di Prato e dell’area della Val di Bisenzio. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private tra cui: Castello di Ama Siena\, Museo di Santa Maria della Scala Siena\, Collezione Farnesina Roma\, Casa Masaccio Centro per l’arte contemporanea San Giovanni Valdarno. \nMostra di Chiara Bettazzi presso Foto Forum\nPartendo dall’interesse di Bettazzi per gli oggetti d’uso quotidiano abbiamo invitato l’artista a lavorare sulla collezione di Hartmut Prünster\, co-fondatore di Foto Forum\, e appassionato accumulatore di “cianfrusaglie”.\nBettazzi “pescherà” nell’archivio di Prünster – conservato in uno spazio attiguo alla galleria per le esposizioni dell’associazione – e\, come da sua pratica\, creerà assemblaggi di oggetti che li resinificheranno creando nuove connessioni logiche e semantiche. La pratica dell’artista ha notevoli affinità con il metodo pedagogico delle sorelle Agazzi\, sicuramente quindi il contributo dell’artista e dei curatori della mostra di Foto Forum potranno essere importanti nell’ambito degli eventi collaterali del progetto “Cianfrusaglie. Il metodo educativo di Rosa e Carolina Agazzi”. \nFoto Forum\nFoto Forum è una piattaforma dedicata alla fotografia che realizza mostre\, eventi\, talk\, workshop\, laboratori e libri fotografici. Nata nel 1994 a Bolzano\, il programma espositivo della galleria propone lavori di fotografi nazionali e internazionali\, sia emergenti sia affermati di diversi\ngeneri: fotografia artistica\, documentaria e concettuale. Negli ultimi anni l’attività dell’associazione si è ampliata con una sezione didattica ed esperienziale per promuovere la fotografia su nuovi livelli dedicati a un pubblico più ampio. Riteniamo particolarmente importante dare spazio alle nuove generazioni. Consideriamo la fotografia parte della società con la quale i fotografi si confrontano ed elaborano con i diversi linguaggi la complessità del reale. La galleria è uno spazio aperto\, un luogo d’incontro\, d’informazione e di scambio per persone interessate alla fotografia e alla cultura visiva. Il direttivo artistico è formato da Sabine Gamper\, Quirin Prünster\, Stefano Riba\, Anni Seligman e Martino Stelzer e Gunther Waibl. \nStefano Riba\, Biografia\nStefano Riba ha iniziato a lavorare con l’arte nel 2002 come tecnico e installatore. All’epoca\, mentre lavorava fisicamente all’allestimento e allo smontaggio di mostre in gallerie e musei\, Riba svolgeva anche attività di ricerca per la mia laurea triennale e magistrale in Estetica. Quest’atteggiamento mentale e fisico nei confronti della pratica artistica non mi ha mai abbandonato. Oggi Stefano Riba è curatore\, ma anche installatore professionista; è scrittore ma anche assistente d’artista; Riba è gallerista ma anche artigiano. Nell’ultimo decennio ha lavorato presso/per: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo\, Museum Ludwig Köln\, Fondazione Merz\, Castello di Rivoli\, Museion\, Ar/Ge Kunst\, Hangar Bicocca\, Manifesta 9 Genk\, Biennale di Venezia\, Galleria Giorgio Persano\, Galleria Michela Rizzo\, Galeria Marso. Ho scritto articoli e recensioni per Flash Art\, Alias\, Il Manifesto\, Artribune. Nel 2012 Stefano Riba è stato co-fondatore di PrintAboutMe Micro-Press\, una casa editrice indipendente\, e nello stesso anno ha fondato VAN DER\, una sorta di galleria commerciale. Dal 2014 curo Passi Erratici\, una mostra annuale su arte e montagna che si tiene ogni luglio al Museo Nazionale della Montagna di Torino. Stefano Riba vive tra Torino e Bolzano. Da ottobre 2016\, Stefano Riba è professore a contratto per Exhibit Design e assistente di studio per lo STUDIO EXHIBIT all’interno del Corso di Laurea Triennale in Arte presso la Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano.
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SUMMARY:Libri pensanti. Libri illustrati per bambini
DESCRIPTION:a cura di Stefano Giovanazzi \ndocumenti originali provenienti da AAC Archivio Arte Contemporanea Rovereto \n  \nFondazione Caritro\, Trento\, ingresso via Garibaldi\n4 – 25 ottobre 2025\nmartedì – sabato\, dalle ore 16.00 alle ore 19.00\nentrata libera e gratuita \nProgetto\nNell’immensa produzione ideativa\, grafica e artistica delle pubblicazioni illustrate per l’infanzia e dei libri d’artista\, Stefano Giovanazzi selezionerà da AAC Archivio Arte Contemporanea di Rovereto alcuni documenti particolarmente rilevanti in relazione al pensiero di Rosa e Carolina Agazzi. Da Index Book di Andy Warhol che contiene numerosi pop-up\, ai libri tagliati di Stefano Arienti\, dal minicatalogo Expertise Express di Giancarlo Norese\, al Piccolo Teatro di Rébecca Dautremer\, sino alle esperienze di abecedari impossibili di Michael Snow\, o agli oggetti più radicali di Peter Brötzman\, passando per Munari\, Lodi\, ed Enzo Mari\, ci si potrà confrontare con tecniche\, pratiche\, materiali\, linguaggi\, tutte zone di scorrimento tra immaginario e reale. \n\n  \n\nContinua a leggere\n\nAAC Archivio Arte Contemporanea\nI materiali dell’esposizione provengono da Archivio Arte Contemporanea\, un deposito di oggetti e idee che condensa esperienze fra le più espressive del pensiero contemporaneo. Ideato da Stefano Giovanazzi nel 1980\, nel corso degli anni l’archivio ha raccolto e conserva 180.000 documenti ‒ opere d’arte\, libri d’artista\, monografie e periodici\, registrazioni sonore\, video\, ephemeral\, manifesti e fotografie ‒ testimonianza di incontri con i protagonisti dell’arte contemporanea e con alcune tra le figure più importanti della riflessione filosofica e letteraria contemporanea. Dagli esordi a Venezia\, le acquisizioni hanno subito varie accelerazioni. Oggi\, l’archivio promuove le esperienze più innovative dell’arte contemporanea tramite prestiti e curando progetti in collaborazione con accademie\, musei\, fondazioni e altre istituzioni. La ricerca di documenti verte in particolare sui ‘movimenti’: Futurismo\, Dadaismo\, Informale\, Neodada\, Pop Art\, Optical Art e Arte Cinetica\, Arte Concettuale e Minimal\, Arte Povera\, Transavanguardia\, Nuovi Nuovi; Situazionismo e Movimento Studentesco (’68\, ’77)\, Utopismo e Fantascienza\, Femminismo.
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SUMMARY:Libri pensanti. Libri d’artista
DESCRIPTION:a cura di Stefano Giovanazzi\n\nDocumenti originali provenienti da AAC Archivio Arte Contemporanea  Rovereto\n\nFondazione Caritro\, Trento\, ingresso via Garibaldi\n\nmartedì – sabato\, dalle ore 16.00 alle ore 19.00\, entrata libera e gratuita\n\n \nProgetto\nNell’immensa produzione ideativa\, grafica e artistica delle pubblicazioni illustrate per l’infanzia e dei libri d’artista\, Stefano Giovanazzi selezionerà da AAC Archivio Arte Contemporanea di Rovereto alcuni documenti particolarmente rilevanti in relazione al pensiero di Rosa e Carolina Agazzi. Da Index Book di Andy Warhol che contiene numerosi pop-up\, ai libri tagliati di Stefano Arienti\, dal minicatalogo Expertise Express di Giancarlo Norese\, al Piccolo Teatro di Rébecca Dautremer\, sino alle esperienze di abecedari impossibili di Michael Snow\, o agli oggetti più radicali di Peter Brötzman\, passando per Munari\, Lodi\, ed Enzo Mari\, ci si potrà confrontare con tecniche\, pratiche\, materiali\, linguaggi\, tutte zone di scorrimento tra immaginario e reale.\n\nContinua a leggere\nAAC Archivio Arte Contemporanea\nI materiali dell’esposizione provengono da Archivio Arte Contemporanea\, un deposito di oggetti e idee che condensa esperienze fra le più espressive del pensiero contemporaneo. Ideato da Stefano Giovanazzi nel 1980\, nel corso degli anni l’archivio ha raccolto e conserva 180.000 documenti ‒ opere d’arte\, libri d’artista\, monografie e periodici\, registrazioni sonore\, video\, ephemeral\, manifesti e fotografie ‒ testimonianza di incontri con i protagonisti dell’arte contemporanea e con alcune tra le figure più importanti della riflessione filosofica e letteraria contemporanea. Dagli esordi a Venezia\, le acquisizioni hanno subito varie accelerazioni. Oggi\, l’archivio promuove le esperienze più innovative dell’arte contemporanea tramite prestiti e curando progetti in collaborazione con accademie\, musei\, fondazioni e altre istituzioni. La ricerca di documenti verte in particolare sui ‘movimenti’: Futurismo\, Dadaismo\, Informale\, Neodada\, Pop Art\, Optical Art e Arte Cinetica\, Arte Concettuale e Minimal\, Arte Povera\, Transavanguardia\, Nuovi Nuovi; Situazionismo e Movimento Studentesco (’68\, ’77)\, Utopismo e Fantascienza\, Femminismo.
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SUMMARY:Cianfrusaglie. Il metodo educativo delle sorelle Rosa e Carolina Agazzi
DESCRIPTION:a cura di \nFrancesca Cristellotti \nStefano Giovanazzi \nMorea Quardi \nA tre anni dalla pubblicazione della monografia “Cianfrusaglie. L’Asilo San Martino di Trento e il metodo delle sorelle Agazzi”\, Ente San Martino di Trento presenta al pubblico del Trentino Alto-Adige l’esposizione dal titolo:“CIANFRUSAGLIE. Il metodo educativo di Rosa e Carolina Agazzi”Unica nel suo genere\, la mostra presenta per la prima volta al pubblico una parte consistente della collezione di oltre 2.700 oggetti originali che compongono il “Museo delle Cianfrusaglie”\, innovativo strumento ideato dalle pedagogiste italiane Rosa e Carolina Agazzi sul finire dell’Ottocento.Preziosa testimonianza storica di un percorso educativo che nella città di Trento ha contribuito a formare generazioni di bambini\, il ‘Museo delle Cianfrusaglie’ dell’Asilo San Martino ha avuto la fortuna di essere conservato da Ente San Martino – che fondò l’asilo l’11 Ottobre 1899 – anche dopo l’adozione di metodologie didattico – pedagogiche più recenti.Nel corso del ‘900\, il ‘Museo delle Cianfrusaglie’ è stato utilizzato sostanzialmente in tutti gli asili del Trentino\, in quelli di lingua italiana in Alto Adige\, in Friuli-Venezia Giulia\, e in Lombardia dove l’intuizione di Rosa lo aveva visto nascere nel 1896: gran parte del pubblico visitando la mostra avrà l’occasione di ripensare al proprio ‘contrassegno’ ricamato sul grembiulino o applicato sull’appendiabiti.Il progetto espositivo intende mettere in luce la ricchezza ideativa e la complessità semantica di un metodo che\, anticipando le più avanzate teorie strutturaliste e le esperienze pedagogiche di Jean Piaget\, ha rivoluzionato le pratiche educative in uso a fine a fine Ottocento:Nelle riflessioni di Rosa e Carolina\, l’asilo è un organismo sociale complesso\, che deve operare tenendo conto di vari livelli\, pratico\, teoretico\, economico\, affettivo e civico: un insieme di persone con ruoli e competenze estremamente differenziati\, ma che concorrono\, ciascuna con le proprie attitudini\, al bene comune.Le sorelle immaginano come potrebbe essere l’asilo del futuro: un ambiente sano\, positivo\, propositivo\, dove esprimere le potenzialità di ognuno\, attraverso l’autonomia di pensiero\, di giudizio e di azione.Ma come portare a compimento un simile progetto? Chi dovrà prendersene cura? Quale dovrà essere il ruolo delle educatrici? Quali sentimenti dovranno ispirare le loro azioni?Un’evidenza si impone a Rosa e Carolina: affetto\, rispetto\, comportamenti ordinati e consapevoli\, cura di sé e aiuto reciproco creano un ambiente familiare sereno: anche lo spazio extrafamiliare del giardino d’infanzia dovrà avere le medesime caratteristiche\, e l’educatrice avrà il compito di ricreare quell’ambiente.Il progetto ideato da Stefano Giovanazzi e coordinato con Francesca Cristellotti e Morena Quardi è patrocinato dalla Provincia Autonoma di Trento\, e vede la collaborazione di numerose istituzioni nella realizzazione degli eventi collaterali programmati: la Federazione provinciale Scuole Materne di Trento per quanto riguarda la didattica\, Numero Civico Rovereto per l’organizzazione e l’interazione con le discipline artistiche\, il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive e il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento\, Foto Forum e Ar/Ge Kunst di Bolzano\, e AAC Archivio Arte Contemporanea di Rovereto.Nel corso dell’esposizione\, si susseguiranno workshop\, incontri\, conferenze e performance che coinvolgeranno artisti\, autori ed esperti\, offrendo spunti di riflessione sulle pratiche culturali\, artistiche\, linguistiche e formative contemporanee. Bambine e bambini saranno accompagnati a visitare la mostra e a partecipare ai laboratori programmati. In occasione di questi incontri si è pensato di strutturare un evento speciale da dedicare a chi parteciperà ad almeno uno dei quattro laboratori programmati: gli oggetti creati nell’occasione verranno esposti in sala. \nOBIETTIVI DEL PROGETTO \n\nPorre l’esperienza educativa al centro della vita; diffondere il pensiero di Rosa e Carolina Agazzi\nValorizzare le falcoltà immaginative (creatività) e la capacità di collaborazione (mutuo aiuto)\nAprire ad un modo più consapevole di intendere le relazioni fra le persone\nApprofondire il mondo della ragione e dei sentimenti\, dell’intelligenza emotiva e dell’educazione all’affettività\nCostruire relazioni rispettose fra tutti gli esseri viventi: l’ambiente che ci ospita\, come lo siamo noi\, è complesso e fragile\nInvestigare i fondamenti teoretici ed etici della società\n\nREALTÀ CAPOFILA \nEnte San Martino ha una lunga storia in ambito formativo ed educativo: nel 1899 fonda e inaugura a Trento l’Asilo San Martino promuovendo dapprima le linee guida del pensiero di Friedrich Fröbel\, Johann Heinrich Pestalozzi e Ferrante Aporti\, e a partire dal primo dopoguerra le intuizioni di Rosa e Carolina Agazzi. Nel 2020 pubblica e distribuisce negli asili della regione la monografia “Cianfrusaglie. L’Asilo San Martino di Trento e il metodo delle sorella Agazzi”\, preziosa testimonianza storica di un percorso educativo che nella città di Trento ha contribuito a formare generazioni di bambini. Gli aspetti innovativi dei processi educativi evidenziati nel volume investono vari ambiti disciplinari: percettivo\, psicologico\, linguistico\, ideativo e creativo\, etico (cura di sé e degli altri\, mutuo aiuto). L’Ente San Martino ha voluto divulgare i risultati di questa ricerca durata più di due anni\, predisponendo le basi per la realizzazione di ulteriori iniziative culturali ed educative. \nCARATTERI INNOVATIVI \nLe neuroscienze confermano la plasticità dell’esperienza formativa: l’interazione fra dimensione psicologica\, competenze linguistiche\, immaginazione\, creatività e memoria incidono nella vita di ciascuno di noi. Nel 1895 Rosa Agazzi ha la grande intuizione di far convergere in un’unica grande esperienza educativa la molteplicità degli stimoli provenienti dalla realtà\, anticipando così i risultati delle ricerche più attuali. Il progetto rilegge quell’esperienza presentando documenti storici che illustrano la forza di quel metodo multidisciplinare\, mentre eventi collaterali ideati e realizzati da artisti\, curatori\, ricercatori e docenti (più laboratoriali e performativi quelli dedicati ai bambini\, più rilfessivi e teorici quelli per adulti) sono pensati per innescare scambi creativi\, attualizzare il pensiero agazziano e potenziare le nostre capacità. \nREALTÀ PARTNER \nLa complessità arricchisce il progetto: grazie a questi  partner approfondiremo ambiti e discipline che arricchiranno la percezione del fenomeno educativo: \n\nFederazione provinciale Scuole Materne  promuovere il metodo storico e pedagogico agazziano le attività formative di Cianfrusaglie presso le comunità scolastiche associate\nUniversità degli Studi di Trento\, Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive apre uno sguardo nuovo sulla Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione\nUniversità degli Studi di Trento\, Facoltà di Lettere e filosofia introdurrà una riflessione teorico-critica sulle pratiche artistiche contemporanee\nNumero Civico Rovereto propone un confronto fra mondo dell’arte e pedagogia\nFotoforum Bolzano presenta un progetto artistico che ha per tema le Cianfrusaglie\nArge kunst Bolzano riflette sul rapporto tra arte e vita nelle pratiche artistiche contemporanee\n\n 
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SUMMARY:Stefano Arienti Ricalco
DESCRIPTION:Fondazione Caritro\, Trento\, ingresso via Garibaldi\n4 – 25 ottobre 2025\nmartedì – sabato\, dalle ore 16.00 alle ore 19.00\nentrata libera e gratuita \nIn occasione di “Cianfrusaglie. Il metodo educativo di Rosa e Carolina Agazzi” siamo lieti di presentare l’installazione dell’artista Stefano Arienti che inaugurerà Sabato 4 Ottobre 2025 ore 11.00\, presso la Fondazione Caritro a Trento in via Garibaldi. \nIl progetto\nUtilizzando semplici tecniche di manipolazione apprese fin dall’infanzia e attivando processi lineari a volte ripetitivi\, Stefano Arienti trasforma oggetti comuni\, spesso di uso quotidiano – come elenchi telefonici\, fumetti\, orari dei treni\, fogli di carta\, locandine e manifesti – in sculture. Queste opere\, pur conservando la fragilità e la transitorietà del materiale impiegato\, rivelano l’interesse dell’artista per le potenzialità comunicative insite nelle immagini della cultura popolare. Le immagini più diffuse e riconoscibili diventano così spunti per una rielaborazione personale. Attraverso gesti semplici come piegare le pagine di un libro\, cancellare parti di un manifesto\, ricalcare sagome mantenendo solo alcuni punti\, o perforare le linee di un disegno\, l’artista modifica la riconoscibilità immediata dell’icona. Questo provoca uno spiazzamento percettivo nell’osservatore\, riducendo il potere comunicativo dell’immagine originale. Il procedimento con cui Stefano Arienti realizza l’opera\, la sua semplicità d’uso\, è strettamente legato al modo in cui l’opera è stata pensata\, immaginata: da sempre interessato all’arte processuale\, in particolare al lavoro di artisti come Alighiero Boetti\, o progettisti designer come Gio Ponti\, l’artista affronta con ironia il confronto con le esperienze più radicali del ‘900 e del 20° Secolo\, come il Futurismo\, l’Arte Concettuale\, l’Arte Povera e il Minimalismo. \n\n\nContinua a leggere\n\nStefano Arienti nasce nel 1961 ad Asola\, nel Mantovano\, da famiglia di origine contadina e trascorre l’infanzia in una vecchia cascina della campagna padana. Da ragazzo sviluppa interesse per gli studi scientifici e alla fine degli anni Settanta si trasferisce a Milano per frequentare la facoltà di Scienze Agrarie\, dove si laurea nel 1986. Durante gli studi conosce alcuni giovani artisti dell’avanguardia milanese tra cui Corrado Levi che sarà il suo primo maestro. Esordisce in campo artistico senza alcuna formazione accademica: la sua creatività prende avvio da riflessioni che\nspaziano dal mondo della biologia a quello della storia dell’arte\, dall’attrazione per la cultura orientale all’amore per la natura\, cui si accompagna la passione per il collezionismo sviluppata fin da bambino.\nNel 1985 partecipa alla sua prima collettiva con Muffe\, intervenendo con gessetti colorati sui muri scrostati e umidi dell’ex fabbrica di motori elettrici Brown Boveri nel quartiere Isola di Milano. É intuibile fin d’ora quella che sarà una costante nella metodologia dell’artista: intervenire su immagini\, oggetti o superfici già esistenti per conferire loro nuovo aspetto e significato. Successivamente espone a Ferrara e a Milano; qui nel 1986 tiene la sua prima personale nello Studio di Corrado Levi e nel 1989 allestisce una mostra presso lo Studio Guenzani: presenta al pubblico la serie delle Alghe\, lunghe e leggere strisce di plastica colorata pendenti dall’alto\, e le Turbine\, sculture ricavate dalla piegatura delle pagine di riviste e volumi di carta industriale: in entrambe le tipologie conta l’aspetto processuale della creazione dell’opera così come la scelta dei materiali\, attinti alla realtà quotidiana. Boetti e Munari\, Tony Cragg e Carla Accardi\, Pino Pascali e Piero Gilardi sono gli artisti che esercitano sul giovane Arienti una sensibile influenza.\nNel 1990 è invitato a partecipare alla sezione “Aperto” della XLIV Biennale di Venezia e dal 1991 espone al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. E’ di questi anni una nuova serie di lavori: i Manifesti cancellati\, i Libri cancellati e le Diapositive graffiate. Alla metà degli anni Novanta\, l’affermazione in campo internazionale dell’artista è sancita dalla partecipazione ad esposizioni allestite in sedi prestigiose come il Museo Reina Sofia di Madrid. In quello stesso\nperiodo Arienti inizia la sua sperimentazione di lavori improntati al rapporto con lo spazio e la società come\, ad esempio\, i Murazzi dalla cima\, intervento su un tratto molto frequentato del lungo Po nel centro di Torino.\nNel 1997 le sue opere figurano in prestigiose mostre collettive come “Pittura Italiana” al Castello di Rivoli e “Fatto in Italia” al Centro d’Arte Contemporanea di Ginevra. Viene inoltre pubblicata\, dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo\, la prima monografia sull’artista.\nNel 2004 a Roma\, il MAXXI\, Museo delle Arti del XXI secolo\, in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo\, gli dedica la prima grande personale pubblica. Nello stesso anno Arienti diviene artist in residence presso l’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston\, prestigiosa istituzione le cui collezioni di arti decorative e di arte asiatica saranno per lui spunto di nuova ispirazione. Nel 2007 una nuova e altrettanto importante residenza artistica gli viene offerta dall’Artpace di San Antonio nel Texas. Sono di questo momento i lavori eseguiti con la tecnica della traforatura\, per mezzo della punta di un mini trapano\, di materiali diversi attinti per lo più al mondo del quotidiano\, dalle portiere di automobili ai dischi in vinile\, i Macramè\, che propongono i delicati effetti delle omonime trine su\nsupporti inusuali come l’onice o il marmo\, e i Libri tranciati. In questi ultimi anni l’artista si è anche cimentato con grandi installazioni di forte suggestione\, come ad esempio quella denominata Enciclopedia\, allestita nel 2009 con libri e lane cardate nel Complesso di Santo Spirito in Sassia a Roma.\nAlla fine del 2009 molte delle sue opere sono state esposte nella mostra personale allestita nel Palazzo Ducale di Mantova.\nStefano Arienti ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Bergamo e dal 2003 è docente presso la facoltà di Design e Arti all’Università IUAV di Venezia.
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DESCRIPTION:Stefano Arienti in dialogo con Stefano Giovanazzi\, curatore aac Archivio arte contemporaneaintroduce Denis Viva\, professore associato al Dipartimento di Lettere e Filosofia. \n  \nGiovedì 2 ottobre 2025\, ore 17:30Aula 110\, Dipartimento di Lettere\, Università di TrentoVia Tomaso Gar 14\, 38122 Trento \n  \nIn occasione di “Cianfrusaglie. Il metodo educativo di Rosa e Carolina Agazzi” siamo lieti di presentare l’incontro pubblico con l’artista Stefano Arienti che si terrà Giovedì 2 Ottobre 2025 alle ore 17.30\, presso l’Aula del Dipartimento di Lettere dell’Università di Trento.Stefano Arienti dialogherà con il curatore dell’Archivio di Arte Contemporanea di Rovereto Stefano Giovanazzi del rapporto esistente nel processo artistico fra improvvisazione e tecnica\, strumento ed espediente\, ideazione ed elaborazione materiale\, riflessione e manipolazione. Introduce l’incontro Denis Viva\, professore associato al Dipartimento di Lettere e Filosofia. \n  \nCianfrusaglie e le opere dell’artista Stefano Arienti.Stefano Arienti ha ideato uno specifico allestimento dello spazio espositivo che alla Fondazione Caritro ospita la mostra “Cianfrusaglie. Il metodo educativo di Rosa e Carolina Agazzi”.In particolare\, in occasione di Cianfrusaglie\, l’artista ha pensato di realizzare dei tappeti in ciniglia per consegnarci una sua esperienza molto personale.Sui tappeti ha fatto stampare l’immagine di un’aiuola simile a quella che lui annaffiava quando era all’asilo.Camminando su questi tappeti è possibile ripercorrere non solo quell’esperienza di Stefano Arienti bambino: è possibile ripercorrere anche le nostre\, quelle legate al giardinaggio\, alla cura delle piantine\, ma anche alla cura di sé.Sebbene lontane nel tempo\, alcune immagini riaffiorano con forza nella nostra mente: stiamo riempiendo l’annaffiatoio\, ci avviciniamo alle piantine\, proviamo a versare l’acqua non lontano dalle radici\, ed evitando di danneggiare il gambo e i fiori\, con la cura di cui siamo capaci.Parte integrante dei processi formativi e conoscitivi proposti da Rosa Agazzi\, è sicuramente un’esperienza che conserviamo per sempre dentro di noi. \n\n  \n\nContinua a leggere\nIl processo creativo di Stefano ArientiUtilizzando semplici tecniche di manipolazione apprese fin dall’infanzia e attivando processi lineari a volte ripetitivi\, Stefano Arienti trasforma oggetti comuni\, spesso di uso quotidiano – come elenchi telefonici\, fumetti\, orari dei treni\, fogli di carta\, locandine e manifesti – in sculture. Queste opere\, pur conservando la fragilità e la transitorietà del materiale impiegato\, rivelano l’interesse dell’artista per le potenzialità comunicative insite nelle immagini della cultura popolare. Le immagini più diffuse e riconoscibili diventano così spunti per una rielaborazione personale. Attraverso gesti semplici come piegare le pagine di un libro\, cancellare parti di un manifesto\, ricalcare sagome mantenendo solo alcuni punti\, o perforare le linee di un disegno\, l’artista modifica la riconoscibilità immediata dell’icona.Questo provoca uno spiazzamento percettivo nell’osservatore\, riducendo il potere comunicativo dell’immagine originale. Il procedimento con cui Stefano Arienti realizza l’opera\, la sua semplicità d’uso\, è strettamente legato al modo in cui l’opera è stata pensata\, immaginata: da sempre interessato all’arte processuale\, in particolare al lavoro di artisti come Alighiero Boetti\, o progettisti designer come Gio Ponti\, l’artista affronta con ironia il confronto con le esperienze più radicali del ‘900 e del 20° Secolo\, come il Futurismo\, l’Arte Concettuale\, l’Arte Povera e il Minimalismo. \nStefano ArientiStefano Arienti nasce nel 1961 ad Asola\, nel Mantovano\, da famiglia di origine contadina e trascorre l’infanzia in una vecchia cascina della campagna padana. Da ragazzo sviluppa interesse per gli studi scientifici e alla fine degli anni Settanta si trasferisce a Milano per frequentare la facoltà di Scienze Agrarie\, dove si laurea nel 1986. Durante gli studi conosce alcuni giovani artisti dell’avanguardia milanese tra cui Corrado Levi che sarà il suo primo maestro. Esordisce in campo artistico senza alcuna formazione accademica: la sua creatività prende avvio da riflessioni che spaziano dal mondo della biologia a quello della storia dell’arte\, dall’attrazione per la cultura orientale all’amore per la natura\, cui si accompagna la passione per il collezionismo sviluppata fin da bambino.Nel 1985 partecipa alla sua prima collettiva con Muffe\, intervenendo con gessetti colorati sui muri scrostati e umidi dell’ex fabbrica di motori elettrici Brown Boveri nel quartiere Isola di Milano. É intuibile fin d’ora quella che sarà una costante nella metodologia dell’artista: intervenire su immagini\, oggetti o superfici già esistenti per conferire loro nuovo aspetto e significato. Successivamente espone a Ferrara e a Milano; qui nel 1986 tiene la sua prima personale nello Studio di Corrado Levi e nel 1989 allestisce una mostra presso lo Studio Guenzani: presenta al pubblico la serie delle Alghe\, lunghe e leggere strisce di plastica colorata pendenti dall’alto\, e le Turbine\, sculture ricavate dalla piegatura delle pagine di riviste e volumi di carta industriale: in entrambe le tipologie conta l’aspetto processuale della creazione dell’opera così come la scelta dei materiali\, attinti alla realtà quotidiana. Boetti e Munari\, Tony Cragg e Carla Accardi\, Pino Pascali e Piero Gilardi sono gli artisti che esercitano sul giovane Arienti una sensibile influenza.Nel 1990 è invitato a partecipare alla sezione “Aperto” della XLIV Biennale di Venezia e dal 1991 espone al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. E’ di questi anni una nuova serie di lavori: i Manifesti cancellati\, i Libri cancellati e le Diapositive graffiate. Alla metà degli anni Novanta\, l’affermazione in campo internazionale dell’artista è sancita dalla partecipazione ad esposizioni allestite in sedi prestigiose come il Museo Reina Sofia di Madrid. In quello stesso periodo Arienti inizia la sua sperimentazione di lavori improntati al rapporto con lo spazio e la società come\, ad esempio\, i Murazzi dalla cima\, intervento su un tratto molto frequentato del lungo Po nel centro di Torino.Nel 1997 le sue opere figurano in prestigiose mostre collettive come “Pittura Italiana” al Castello di Rivoli e “Fatto in Italia” al Centro d’Arte Contemporanea di Ginevra. Viene inoltre pubblicata\, dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo\, la prima monografia sull’artista.Nel 2004 a Roma\, il MAXXI\, Museo delle Arti del XXI secolo\, in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo\, gli dedica la prima grande personale pubblica. Nello stesso anno Arienti diviene artist in residence presso l’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston\, prestigiosa istituzione le cui collezioni di arti decorative e di arte asiatica saranno per lui spunto di nuova ispirazione. Nel 2007 una nuova e altrettanto importante residenza artistica gli viene offerta dall’Artpace di San Antonio nel Texas. Sono di questo momento i lavori eseguiti con la tecnica della traforatura\, per mezzo della punta di un mini trapano\, di materiali diversi attinti per lo più al mondo del quotidiano\, dalle portiere di automobili ai dischi in vinile\, i Macramé\, che propongono i delicati effetti delle omonime trine su supporti inusuali come l’onice o il marmo\, e i Libri tranciati. In questi ultimi anni l’artista si è anche cimentato con grandi installazioni di forte suggestione\, come ad esempio quella denominata Enciclopedia\, allestita nel 2009 con libri e lane cardate nel Complesso di Santo Spirito in Sassia a Roma. Alla fine del 2009 molte delle sue opere sono state esposte nella mostra personale allestita nel Palazzo Ducale di Mantova. Stefano Arienti ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Bergamo e dal 2003 è docente presso la facoltà di Design e Arti all’Università IUAV di Venezia. \nStefano Giovanazzi(Rovereto TN\, 4 marzo 1961). Fondatore e curatore di AAC Archivio Arte Contemporanea di Rovereto. Diplomato all’Istituto Magistrale Rovereto (TN) e di seguito all’Istituto Statale d’Arte\, Trento\, frequenta nei primi anni ‘80 l’Accademia di Belle Arti di Venezia\, dove si diploma in Pittura con l’artista Emilio Vedova. Dal 1994 è presidente dell’associazione culturale Numero Civico. In più di trent’anni di attività ha curato eventi legati all’arte e al pensiero contemporaneo\, e vanno ricordate le collaborazioni con artisti\, musicisti e scrittori\, con musei e istituti culturali\, con governi e istituzioni governative: Senato della Repubblica Italiana\, Ministero per i Beni e le Attività Culturali\, Canadian Embassy\, Gobierno Vasco-Governo Basco (Spagna)\, Instituto Cervantes di Cultura (Spagna)\, The British Council (Gran Bretagna)\, Ministero della Cultura Francese\, Institut Français (Francia)\, Goethe Institut (Germania). \nDenis VivaProfessore Associato\, Dipartimento di Studi Umanistici\, Università di Trento Membro della Scuola di Dottorato in Culture Europee\, Dipartimento di Studi Umanistici\, Università di Trento Membro del Comitato per la Scienza Aperta\, Università di Trento Direttore di Palinsesti. Rivista on-line di arte contemporanea italiana\, edita da TESEO – Università di Trento. https://teseo.unitn.it/palinsesti Membro del Réseau International pour la Formation à la Recherche en Histoire de l’Art. https://www.proartibus.org/membres Membro della Fondazione Kuratorium – VAF-Stiftung.Progetti. Ottobre 2023 – Ottobre 2025 Border Art(E)scapes. Responsabile dell’Unità di Ricerca che coordina l’Unità di Ricerca dell’Università di Trento. PI. prof. Giorgio Bacci (Università di Firenze); altre unità prof. Chiara Brambilla (Università di Bergamo)\, prof. Valentina Porcellana (Università di Aosta)\, prof. Caterina Toschi (Università per Stranieri di Siena). Giugno 2023 XXI École de printemps – RIFHA Organizzazione della XXI École de printemps “Arte e Scienza. Materialità e Medialità”\, Università di Trento. A cura di Denis Ribouillault\, Eva Struhal e Denis Viva. Ottobre 2022 – Dicembre 2024 Oﬃcina Espositiva. Progetto di ricerca principale sostenuto nell’ambito del piano triennale del Dipartimento di Studi Umanistici\, Università di Trento Aprile 2020 – Agosto 2022 La Storia dell’arte nelle scuole secondarie superiori. Progetto di ricerca principale sostenuto dal CeASUM\, Università di Trento. Seminari e workshop sull’insegnamento della Storia dell’arte nelle scuole superiori. 2018-2019 VARIA. Collaboratore per la Regione Trentino Alto Adige Censimento degli archivi video in Italia per il database web https://varia.cultura.gov.it/ 19 aprile 2013 – 18 aprile 2016 CAPTI. Ricercatore del Progetto di Unità di Ricerca sostenuto dal Grant “FIRB 2012” del Ministero dell’Istruzione\, dell’Università e della Ricerca. “Diffondere la cultura visiva: l’arte contemporanea attraverso periodici\, archivi e illustrazioni”: il progetto si è concentrato sulla storia e lo sviluppo dei periodici d’arte italiani dal 1945 al 1980 attraverso pubblicazioni\, convegni e la digitalizzazione di queste riviste su un database web www.capti.it.
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